Geometrie della Redenzione, tra arte e fede: “Mostra conclusiva dei progetti finalisti della Scuola Estiva di Formazione dei Giovani Artisti” 10 giugno ore 18.00

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Geometrie della Redenzione, tra arte e fede.

Mostra conclusiva dei progetti finalisti della
SCUOLA ESTIVA DI FORMAZIONE DEI GIOVANI ARTISTI
«Formare allo spirito dell’arte sacra e della sacra liturgia» I edizione
LA CROCE NELLA LITURGIA

10.06 – 10.07
Sala Gualterio Palazzo dei Papi
Piazza S. Lorenzo 10, Viterbo (VT)

Inaugurazione
10 giugno 2026, ore 18.00

La mostra Geometrie della Redenzione presenta i progetti finalisti della prima edizione della Scuola Estiva di formazione per giovani artisti, dedicata al tema La Croce nella liturgia. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire il dialogo tra la committenza ecclesiastica e i giovani artisti che desiderano formarsi allo «spirito dell’arte sacra e della sacra liturgia» (Sacrosanctum Concilium, 127).

Promossa dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana, dal Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana, dall’Istituto di Liturgia della Pontificia Università della Santa Croce, dall’Accademia di Belle Arti di Roma e dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, la Scuola ha coinvolto studenti interessati a confrontarsi con la progettazione di opere destinate al culto divino e alla devozione.

In collaborazione con la Diocesi di Viterbo, i partecipanti hanno lavorato alla progettazione di una croce astile processionale o di una croce con Crocifisso destinata al presbiterio della Cattedrale di San Lorenzo. Il percorso formativo ha previsto sessioni sulla Croce nella Sacra Scrittura, nella riflessione teologica, nella liturgia e nella storia dell’arte, insieme a laboratori pratici, incontri con artisti e momenti di preghiera.

Artisti
Benedetta Luciani Giuseppe Matera Valerio Pacini

La croce, nello spazio liturgico, agisce come una soglia tra il visibile e l’invisibile. Essa non si configura come un mero elemento iconografico, ma come il principio ordinatore dello spazio.
Intesa come fulcro simbolico della liturgia cristiana, la croce è stata il centro propulsore della scuola estiva di formazione per giovani artisti La croce nella liturgia, un percorso di ricerca che trova il suo compimento e la sua restituzione pubblica nella mostra collettiva Geometrie della Redenzione, tra arte e fede.
L’esposizione raccoglie e mette in dialogo le opere e le riflessioni di Benedetta Luciani, Giuseppe Matera e Valerio Pacini, tre voci distinte che si sono misurate con la complessità del mistero cristologico, mediante linguaggi quali la pittura, l’installazione, il video e la scultura.
Il progetto espositivo è stato concepito per garantire a ciascun artista una propria area dedicata, un ambito di espressione protetto in cui sviscerare la propria poetica, pur preservando costantemente una coerenza corale e un dialogo serrato tra i singoli interventi.
Nel progettare i percorsi e le installazioni, si è scelto innanzitutto di valorizzare i materiali preesistenti, ovvero l’ampio corpus di disegni, schizzi e supporti digitali elaborati durante l’intenso periodo di residenza.
L’obiettivo fondamentale è stato quello di gettare un ponte ideale tra passato e futuro, tra progettazione originaria e opera definitiva, indagando analiticamente ciò che quei frammenti grafici potevano diventare e quali installazioni ulteriori potessero scaturire da essi.
In questo modo, i contenuti emersi nel corso della scuola estiva trovano l’opportunità di “farsi corpo”, lasciando tracce profonde, tangibili nello spazio architettonico dell’aula espositiva e offrendo al fruitore nuovi indizi visivi e nuove possibilità di lettura circa il tema affrontato.
La sala si articola idealmente in tre macro-aree, che guidano il visitatore in una vera e propria processione intellettuale e spirituale.
La prima porzione dello spazio, situata in prossimità dell’accesso, è affidata alla ricerca di Giuseppe Matera. Qui, l’artista instaura un dialogo con le preesistenze e la memoria arredativa del luogo, valutando l’impiego dei due grandi mobili lignei e delle pareti prossime ad essi per la collocazione dei suoi disegni progettuali che testimoniano lo studio sulla forma e la struttura della croce. Tuttavia, il fulcro del suo intervento risiede in un’opera site-specific a pavimento.
Matera propone un cumulo di materiale ligneo povero e grezzo disposto esattamente sulla soglia d’ingresso. L’opera si configura come un dispositivo interattivo che indaga i meccanismi della percezione, della presenza e dell’assenza: il pubblico, per poter accedere alla sala, è costretto a confrontarsi fisicamente con l’installazione e a transitare su di essa.
La consapevolezza della croce greca, presente nell’opera, viene posta da Matera in rapporto direttamente proporzionale con le facoltà percettive e con lo stato di coscienza del singolo visitatore.
Davanti alla soglia si aprono diverse possibilità di azione e di lettura comportamentale; ciascuno dei fruitori ha modo di orientarsi nell’area a disposizione, scegliendo il percorso più affine alla propria interiorità.
Proseguendo nel corpo centrale della sala, il percorso espositivo incontra la ricerca di Benedetta Luciani, il cui lavoro si concentra in modo specifico sul rapporto tra illuminazione e spiritualità. Sulla parete mediana, che separa le due grandi finestre della sala, sono esposti i suoi tre schizzi realizzati durante il periodo di residenza. Tali elementi dialogano con l’intervento installativo che l’artista ha progettato direttamente sui vetri delle due sorgenti luminose, mediante l’impiego di fogli in plastica colorata.

Questa operazione site-specific costituisce un esplicito rimando al suo progetto teorico di croce, originariamente concepito attraverso l’uso di vetri policromi. Attraverso questo filtro, la luce naturale cessa di essere un mero fenomeno atmosferico per farsi veicolo di una rivelazione. La radiazione luminosa, penetrando nell’aula ecclesiale e mutando gradualmente d’intensità, proietta i colori nello spazio circostante, traducendo visivamente il concetto secondo cui la luce è la prima e più pura espressione del sacro e della grazia divina che investe l’architettura umana.
Infine, nella porzione della sala opposta all’ingresso prende forma la ricerca di Valerio Pacini. L’artista esplora il mistero della croce a partire dalla pluralità di linguaggi simbolici della liturgia. Il suo intervento si compone di un contributo multimediale, ossia la proiezione del video contenente il progetto formulato durante la residenza, orientata direttamente a parete, ed un’installazione site-specific.
Pacini produce una sorta di “muro absidale mobile”, installato direttamente a terra, che si compone di un ulteriore cubo in metallo autoportante.
La scultura geometrica del cubo è sormontata da una candela; tale elemento aggiuntivo permette di coniugare la freddezza del metallo con la calda e consumabile presenza della cera.
La struttura complessiva è rivestita da un tessuto grigio che si pone in stretta analogia cromatica con i blocchi del muro presente nell’abside della Cattedrale di San Lorenzo a Viterbo.
La proiezione del crocifisso su questa superficie mobile accentua intenzionalmente la drammatica assenza di una croce d’altare all’interno della Cattedrale, collegandosi direttamente alle speculazioni condotte da Pacini durante il periodo di residenza.

Geometrie della Redenzione si qualifica dunque non come un mero spazio di restituzione analitica, ma come un terreno fertile di alta riflessione artistica e teologica.
Muovendosi tra la durezza della materia di Matera, la trasfigurazione luminosa di Luciani e la solenne meditazione sull’assenza di Pacini, la mostra esorta il pubblico a percorrere il proprio cammino intellettuale e spirituale dinanzi al tema proposto, offrendo una testimonianza feconda di come l’arte contemporanea possa porsi in ascolto e in dialogo con l’architettura sacra e la fede cristiana.